La bellezza di guardare a sè stessi per ciò che si è

01/05/2021
La prima volta che ho incontrato il Consultorio La Famiglia è stata in seguito alla mia prima gravidanza: mio figlio aveva 20 giorni e non dormiva. Non dormiva proprio mai ed io ero esausta.

Mettici poi che l’allattamento faticava a decollare e quindi mi sentivo anche enormemente frustrata e incapace: niente andava come avevo sognato

Ho cercato così, come spesso si fa, aiuto su internet e molte donne mi hanno consigliato il Consultorio.
Ricordo ancora la prima volta che ci sono entrata: tappetini morbidi a terra e cuscini ovunque, un brulicare di mamme e di bimbi, chi cambiava pannolini, chi chiacchierava, chi offriva un pezzetto della torta che aveva portato da casa.

Non era così che me lo immaginavo un Consultorio: la cosa che da subito mi ha colpito è stata la familiarità, l’estrema naturalezza con cui si volgevano le cose e quella sensazione di essere entrata in un mondo senza fretta e senza imposizioni, un mondo nel quale il giudizio - qualunque forma di giudizio- rimaneva fuori dalla porta e dentro c’era spazio solo per noi, per noi in quanto puerpere, impegnate nella difficile e affascinante impresa di diventare mamme, ma anche per noi in quanto donne, compagne, lavoratrici, amiche.
Il cerchio delle donne, fatto dalle professioniste che mi hanno accompagnato e dalle altre mamme incontrate lungo il cammino, è stato per me la risorsa più grande, una risorsa fatta di sorellanza, di aiuto non invasivo ma soprattutto fatto della capacità di prendersi del tempo per stare con se stesse, anche nelle fatiche, anche nelle incertezze.


E’ successo poi che sono rimasta di nuovo incinta e che ho partorito in piena pandemia: sapevo che il cerchio delle donne mi sarebbe mancato, sapevo che mi sarebbe mancato il confronto, la consapevolezza di un appuntamento fisso settimanale per cui valeva la pena mettersi un po’ di trucco e preparare una buona torta.

Non sapevo però che la pandemia avrebbe colpito duro anche me, nonostante sia una psicologa e, sulla carta, dovrei avere tutti gli strumenti necessari per far fronte alle difficoltà. La pandemia è arrivata come un tornado e ha scardinato molte delle cose che pensavo di sapere su di me, sul mio lavoro, sui miei sogni e sulle mie aspirazioni.

E’ stato così che a settembre ho iniziato un percorso con la Dott.ssa Mariani, una delle psicologhe del Consultorio.

La Dott.ssa mi ripete spesso: “Lei è una psicologa, non le mancano certo i contatti, eppure ha scelto di venire proprio qui”.

Questa cosa non è stata chiara finché la dottoressa non me l’ha fatta notare: "Come mai proprio qui?" Mi sono chiesta.

Adesso, a qualche mese dall’inizio di quel percorso (il terzo per me), posso dire di aver scelto La Famiglia perché, dentro di me, sapevo che era ciò di cui avevo profondamente bisogno, perché per una volta la mia laurea, il mio dottorato e tutte quelle competenze che ho spesso usato come uno scudo avrebbero lasciato il posto alla me stessa madre, figlia e donna.

Ho scelto La Famiglia perché sapevo che, dentro il tempo lento dell’attesa, avrei potuto trovare la bellezza di guardare a me stessa per quella che sono, non per quello che faccio o che voglio mostrare agli altri.

Per me La Famiglia è questo: un luogo dove le etichette e le performance lasciano il posto alle persone, agli incontri, al darsi la possibilità di sostare, anche quando è dannatamente difficile, con la consapevolezza di essere parte di qualcosa, con la certezza di avere qualcuno che ti guarda le spalle ed è lì a fare il tifo per te.

Monica Accordini

Utente del Consultorio La Famiglia Milano

Psicologa, Dottore di ricerca in psicologia,

Docente a contratto presso l'università Cattolica del Sacro Cuore di Milano


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