Famiglia

A proposito di famiglia.

Ho letto con interesse l’articolo apparso sul sito di “Tracce” la scorsa settimana, riguardante i blog sulla maternità e le informazioni divulgate da libri che mostrano le difficoltà presenti quando arriva un figlio. Spesso una donna non “ci sta più dentro” perché un figlio sconvolge l’esistenza e costringe a mettere a tema il senso, non solo nell’accezione di significato ma anche nell’accezione di direzione, della vita con i desideri, i bisogni, le domande, le attese.
Spesso un figlio reale è diverso dal figlio immaginato, spesso il padre o la madre reali son diversi dai padri e dalle madri immaginati. Si è padri e madri di fronte alla presenza di un figlio, non di fronte ad una ipotesi astratta.La mentalità dominante si nutre di “madri sull’orlo di una crisi nervosa”, che sognano di cambiare i  ritmi nuovi, per ricondurre le ore alla misura che avevano prima…. dell’evento.Un figlio dà una misura che non è più quella di prima. Spesso dopo il parto, evento di per sé carico di mistero, di sorpresa, di dispendio energetico, si vivono i giorni successivi come se si fosse in una bolla di sonno, allattamento, pannolini, fatica. Il mondo pare rallentare, i ritmi sono dominati da una creatura che domanda accoglienza e mendica accudimento.Cosa c’è di bello in tutto questo? Cosa c’è di attraente in un piccolino con le coliche , che passa il suo tempo a mangiare, digerire, evacuare, piangere? Blog e molti testi cavalcano l’ipotesi di madri (difficilmente si parla di padri) in preda alla fatica, deluse dalle aspettative di un figlio, modello “Ciccio Bello”, che si adegua immediatamente alla vita degli adulti, che non disturba il rapporto di coppia, che lascia invariate le relazioni. Insomma un accessorio in più in casa per qualche mese, che poi nel tempo dà soddisfazione perché sorride, simpatizza con tutti; “sta dove lo metti” ; passa dalle braccia di tutti senza “colpo ferire”; si adatterà velocemente alla “tata” o al nido.Vorrei raccontare di un’altra esperienza di maternità e di paternità, insomma di un sostegno alla famiglia, in un luogo di Milano, in cui lavoro come ostetrica, dopo anni passati in ospedale. Ho scelto di lavorare sul territorio, un po’ in frontiera, perché ho raccolto la sfida educativa, partendo proprio dall’incontro e dall’accoglienza, come fondamenti di una cultura della vita, della gioia nell’attesa e nella nascita di un figlio.Lo sguardo di una madre e di un padre su di sé e sul loro bambino cambia se sono guardati da una presenza amorosa, buona, che li sostenga nel grande cambiamento.Il luogo in cui lavoro è una casa aperta alle famiglie dove a tema c’è l’io di tutti, con i bisogni, i limiti, gli errori, le gioie dell’attesa, la sorpresa della competenza di un neonato, il sostegno per un allattamento difficile, il riposo per chi ne ha bisogno. Le madri i padri hanno bisogno di una compagnia attiva per raccontare di sé, condividere le paure e le ansie. Capita che si venga per dormire 2 ore, lasciando che il bambino sia accudito da noi ostetriche o da altre mamme; capita che ci si trovi a mangiare insieme, festeggiare un evento, capita che si venga a domandare aiuto per un bisogno economico.Il nostro è il Consultorio sito in via Arese 18 a Milano, fondato anni fa come risposta sociale a sostegno della vita, dopo l’approvazione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, che ha incarnato il metodo dell’incontro, vissuto nell’esperienza di Cl. Con la collaborazione creativa di un’associazione di ostetriche, è presenza attiva e testimonianza di fede all’interno del quartiere e non solo. E’ la fede semplice di noi che accompagniamo una famiglia, sostenendo la sua identità, indipendentemente dalla matrice religiosa o culturale, ma certi della nostra identità cristiana, che ci apre a chiunque ci incontri.Accade che si passi il pomeriggio  a casa di una madre al ritorno dall’ospedale, o che si canti con bimbi di pochi mesi, si massaggi il bambino e nel frattempo si raccolgano indumenti per i bisognosi, si faccia ginnastica dopo il parto giocando e ballando con i bimbi, si scopra la competenza di un bimbo nel suo sviluppo neuropsicologico, si vada insieme in piscina con le gravide o con i piccoli di pochi mesi. Noi viviamo dentro i bisogni delle famiglie, coscienti che dietro il bisogno concreto di allattare, c’è molto di più, c’è il desiderio di essere felici. Allora, pur giocando tutte le nostre capacità professionali, ci accorgiamo che non siamo certamente noi, con le nostre indicazioni e i nostri consigli a rispondere al bisogno di compimento di chi viene da noi.I bisogni dei padri delle madri, dei bambini  sono per noi occasione di andare a fondo del nostro bisogno di compimento e felicità. Spesso siamo spettatrici di piccoli miracoli: famiglie che accolgono creature non previste, giovani adolescenti che vivono la loro maternità con serenità, giovani spose che recuperano una relazione buona con il loro sposo, padri che ritornano ad occuparsi della famiglia, dopo periodi di crisi.Forse non siamo la gente dei blog, non abbiamo scritto libri, ma spero di aver testimoniato l’esistenza di uno stile famigliare che, grazie alla compagnia e ad un luogo di incontro e accoglienza, può fare la differenza in un mondo dove fa notizia solo l’esibizione della noia e della fatica, dove si vive sempre nell’ipotesi dell’apparenza e dell’illusione, dove sembra sempre che la vita, la vera vita, sia altrove, non certamente nelle ore passate con un figlio, totalmente dipendente, che porta con sé, per tutti, una carica dell’altro mondo.Rosaria (ostetrica)
Spesso un figlio reale è diverso dal figlio immaginato, spesso il padre o la madre reali son diversi dai padri e dalle madri immaginati. Si è padri e madri di fronte alla presenza di un figlio, non di fronte ad una ipotesi astratta.
La mentalità dominante si nutre di “madri sull’orlo di una crisi nervosa”, che sognano di cambiare i  ritmi nuovi, per ricondurre le ore alla misura che avevano prima…. dell’evento.
Un figlio dà una misura che non è più quella di prima. Spesso dopo il parto, evento di per sé carico di mistero, di sorpresa, di dispendio energetico, si vivono i giorni successivi come se si fosse in una bolla di sonno, allattamento, pannolini, fatica. Il mondo pare rallentare, i ritmi sono dominati da una creatura che domanda accoglienza e mendica accudimento.
Cosa c’è di bello in tutto questo? Cosa c’è di attraente in un piccolino con le coliche , che passa il suo tempo a mangiare, digerire, evacuare, piangere? Blog e molti testi cavalcano l’ipotesi di madri (difficilmente si parla di padri) in preda alla fatica, deluse dalle aspettative di un figlio, modello “Ciccio Bello”, che si adegua immediatamente alla vita degli adulti, che non disturba il rapporto di coppia, che lascia invariate le relazioni. Insomma un accessorio in più in casa per qualche mese, che poi nel tempo dà soddisfazione perché sorride, simpatizza con tutti; “sta dove lo metti” ; passa dalle braccia di tutti senza “colpo ferire”; si adatterà velocemente alla “tata” o al nido.
Vorrei raccontare di un’altra esperienza di maternità e di paternità, insomma di un sostegno alla famiglia, in un luogo di Milano, in cui lavoro come ostetrica, dopo anni passati in ospedale. Ho scelto di lavorare sul territorio, un po’ in frontiera, perché ho raccolto la sfida educativa, partendo proprio dall’incontro e dall’accoglienza, come fondamenti di una cultura della vita, della gioia nell’attesa e nella nascita di un figlio.
Lo sguardo di una madre e di un padre su di sé e sul loro bambino cambia se sono guardati da una presenza amorosa, buona, che li sostenga nel grande cambiamento.
Il luogo in cui lavoro è una casa aperta alle famiglie dove a tema c’è l’io di tutti, con i bisogni, i limiti, gli errori, le gioie dell’attesa, la sorpresa della competenza di un neonato, il sostegno per un allattamento difficile, il riposo per chi ne ha bisogno. Le madri i padri hanno bisogno di una compagnia attiva per raccontare di sé, condividere le paure e le ansie.
Capita che si venga per dormire 2 ore, lasciando che il bambino sia accudito da noi ostetriche o da altre mamme; capita che ci si trovi a mangiare insieme, festeggiare un evento, capita che si venga a domandare aiuto per un bisogno economico.
Il nostro è il Consultorio sito in via Arese 18 a Milano, fondato anni fa come risposta sociale a sostegno della vita, dopo l’approvazione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, che ha incarnato il metodo dell’incontro, vissuto nell’esperienza di Cl. Con la collaborazione creativa di un’associazione di ostetriche, è presenza attiva e testimonianza di fede all’interno del quartiere e non solo. E’ la fede semplice di noi che accompagniamo una famiglia, sostenendo la sua identità, indipendentemente dalla matrice religiosa o culturale, ma certi della nostra identità cristiana, che ci apre a chiunque ci incontri.
Accade che si passi il pomeriggio  a casa di una madre al ritorno dall’ospedale, o che si canti con bimbi di pochi mesi, si massaggi il bambino e nel frattempo si raccolgano indumenti per i bisognosi, si faccia ginnastica dopo il parto giocando e ballando con i bimbi, si scopra la competenza di un bimbo nel suo sviluppo neuropsicologico, si vada insieme in piscina con le gravide o con i piccoli di pochi mesi. Noi viviamo dentro i bisogni delle famiglie, coscienti che dietro il bisogno concreto di allattare, c’è molto di più, c’è il desiderio di essere felici. Allora, pur giocando tutte le nostre capacità professionali, ci accorgiamo che non siamo certamente noi, con le nostre indicazioni e i nostri consigli a rispondere al bisogno di compimento di chi viene da noi.
I bisogni dei padri delle madri, dei bambini  sono per noi occasione di andare a fondo del nostro bisogno di compimento e felicità. Spesso siamo spettatrici di piccoli miracoli: famiglie che accolgono creature non previste, giovani adolescenti che vivono la loro maternità con serenità, giovani spose che recuperano una relazione buona con il loro sposo, padri che ritornano ad occuparsi della famiglia, dopo periodi di crisi.
Forse non siamo la gente dei blog, non abbiamo scritto libri, ma spero di aver testimoniato l’esistenza di uno stile famigliare che, grazie alla compagnia e ad un luogo di incontro e accoglienza, può fare la differenza in un mondo dove fa notizia solo l’esibizione della noia e della fatica, dove si vive sempre nell’ipotesi dell’apparenza e dell’illusione, dove sembra sempre che la vita, la vera vita, sia altrove, non certamente nelle ore passate con un figlio, totalmente dipendente, che porta con sé, per tutti, una carica dell’altro mondo.
Rosaria (ostetrica)

Modalità di Accesso

L'accesso alle prestazioni consultoriali avviene di norma dietro appuntamento che può essere richiesto sia presso la struttura che telefonicamente.

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Maternità


Prestazioni Ostetriche Ambulatoriali con Rosaria, Benedetta, Maria e Gloria

 

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Attività Esterna

"Il consultorio fin dall'inizio della sua attività ha realizzato per le scuole e per altre agenzie educative (centri culturali, oratori) corsi di educazione affettiva e sessuale,

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